FRODI ALIMENTARI: SEQUESTRATI FALSI PRODOTTI BIOLOGICI

La Guardia di Finanza di Verona ha sequestrato fabbricati e terreni per un valore di oltre 2,7 milioni di euro all'amministratore di una società per azioni di Casaleone (Verona).

COLTIVARE LE TERRE ABBANDONATE

La proposta di Marco Tacconi è semplice, ci sono tantissimi terreni agricoli incolti e abbandonati, perchè non sollecitare i proprietari che sono interessati a metterli a disposizione?

AIUTIAMO I BAMBINI A MASTICARE LENTAMENTE

Questa maledetta fretta e l’abitudine del “mordi e fuggi”, trasferita ormai anche all’alimentazione, ci portano a ingoiare il cibo invece di masticarlo. Complici anche i tanti prodotti alimentari di cui la pubblicità decanta la sofficità che, una volta messi in bocca, scivolano difilato giù nello stomaco.

GLI ORTI SPUNTANO PURE NELLE AZIENDE

Gli orti urbani hanno ormai superato la fase di semplice moda se, secondo i dati della Coldiretti, circa 21 milioni di italiani che stabilmente o occasionalmente coltivano l’orto o curano il giardino.

TORINO E' LA CITTA' DEI VEGANI

Torino è una città veg. Parlare di numeri non è semplice, ma i vegani a Torino sono tanti, tantissimi. «Forse più che qualsiasi altra città, basta vedere quanti punti vendita di cibo vegano ci sono, e non solo cibo».

martedì 20 novembre 2012

GLI AVANZI ? SI CUCINANO AL SUPERMERCATO

«Evitare le perdite e riciclare tutto». In particolare in tempi di crisi. Un motto ecologista e anti-sprechi che ascoltiamo spesso ma è la prima volta che un supermercato lo fa suo. 
Qual è? The People's supermarket, una cooperativa alimentare nel quartiere di Holborn a Londra. 



«Il nostro obiettivo? Ridurre al minimo gli scarti prodotti dalla grande distribuzione, proteggere l'ambiente e prolungare la vita degli alimenti». Ma non solo: «Generare profitto». E così, all'interno del super c'è una cucina dove si cucinano gli «scarti».
NON SI BUTTA VIA NIENTE - Un pomodoro rimasto qualche giorno in più nel contenitore, non proprio perfetto, con qualche ammaccatura, ma buono da mangiare, non verrà gettato come si fa di solito... ma diventerà un ingrediente fondamentale di una ricetta preparata nella People's Kitchen. «Questo permette di inventare nuovi piatti (sani) - si legge sul sito internet -. I clienti potranno comprarli e consumarli a casa».
TUTTO RITORNA - Grazie a questo metodo, circa 100 chili di prodotti vengono riciclati ogni settimana. Se alcune pietanze cucinate non sono consumate in giornata vengono date in beneficenza. E se non sono più commestibili si trasformano in concime di un terreno dove sono coltivati i fiori e le piante in vendita al supermercato. Tutto ritorna.
L'ESEMPIO DI NEW YORK - I prodotti provengono soltanto da coltivazioni biologiche. E sono rigorosamente del Regno Unito (per dare lavoro ai coltivatori locali). A ispirare l'idea è stata The Park Slope Food Coop, una cooperativa alimentare di Brooklyn, a New York. Ma Arthur Potts Dawson e Kate Wiches-Bull (i fondatori del PSFC) non avevano pensato di trasformare gli avanzi (ancora commestibili) in una succulenta zuppa o in un sandwich da gourmet (a prezzi molto accessibili).
di Rossella Burattino

fonte: corriere.it

domenica 18 novembre 2012

RIFLETTIAMO INSIEME: FACCIAMO DECRESCERE GLI SPRECHI, NON IL LAVORO


Decrescita non significa diminuzione: se fosse diminuzione, non si uscirebbe dalla logica quantitativa della crescita. Il concetto di decrescita implica l’introduzione di criteri di valutazione qualitativi. Cioè: molte cose che consumiamo, le sprechiamo. Abbiamo delle case che, per essere riscaldate, per ogni metro quadrato consumano mediamente 20 litri di gasolio o 20 metri cubi di metano all’anno, quando in Germania non danno la licenza di abitabilità a case che ne consumino più di 7, e le case migliori ne consumano 1,5. Il problema è che dobbiamo introdurre elementi di valutazione: non tutte le merci che fanno crescere il prodotto interno lordo sono beni, sono utili. E allora, se partiamo da questa premessa, sviluppiamo delle tecnologie in grado di ridurre gli sprechi.
Questo è il concetto, per noi, di decrescita: una tecnologia più avanzata di quella attuale, che ha per obiettivo non l’aumento della produttività, ma la riduzione del consumo di energia, del consumo di risorse e della quantità di oggetti che vengono portati allo smaltimento, cioè all’incenerimento o all’interramento in discarica, poiché tutti questi oggetti contengono materiali che possono essere recuperati e riutilizzati. Cosa direi ai Comuni? Prima cosa: mettere a posto, dal punto di vista energetico, il proprio patrimonio: hanno moltissimi edifici, che consumano un sacco di energia – e gli sprechi di questa energia sono, quantomeno, i due terzi. I Comuni possono rispondermi: ma noi non abbiamo i soldi per fare gli investimenti necessari a ridurre gli sprechi dienergia. Bene, esistono delle formule contrattuali che consentono di pagare i costi attraverso i risparmi che si riescono a ottenere.
La ristrutturazione energetica viene fatta – a loro spese – da alcune ditte specializzate; il proprietario dell’edificio (in questo caso, il Comune) continua a pagare quello che paga attualmente, quindi non ha nessun aggravio di costi, e in un certo numero di anni i risparmi economici conseguenti ai risparmi energetici consentono di ammortizzare l’investimento. Si creerebbe quindi un’occupazione utile, pagata con la riduzione degli sprechi. Una volta che i Comuni abbiano fatto una cosa di questo genere, avranno l’autorevolezza morale per proporre (e imporre, per certi aspetti) ai propri cittadini di ristrutturare le loro case. E quindi, il secondo passaggio che farei è quello di un “allegato energetico” al regolamento edilizio che non consenta di costruire nuove case né di ristrutturare le case esistenti se, al termine, il consumo di queste casesupera i 7 litri per metro quadrato all’anno.
Anche in questo caso, si metterebbe in moto molto lavoro: pensate soltanto a cosa succederebbe se un governo illuminato – cioè un ossimoro, allo stato attuale delle cose – decida di porre al centro della propria politica economica e industriale la ristrutturazione energetica del nostro patrimonio edilizio. Si creerebbe un sacco di lavoro attraverso la riduzione degli sprechi e attraverso una diminuzione delle emissioni di anidride carbonica. Ma se alla fine di questo processo tutte le nostre case consumano di meno perché sprecano di meno – non perché la gente sta al freddo – noi avremo una decrescita qualitativa del prodotto interno lordo. E se si fanno scelte in direzione dell’aumento dell’efficienza, oggettivamente si toglie terreno alla corruzione e al crimine organizzato.
Se un Comune dà in appalto una grande opera, c’è la possibilità che si inseriscano delle forme di corruzione. Ma se si fa una ristrutturazione degli edifici in cui il Comune non paga niente – deve pagare la ditta che fa l’intervento, e la ditta si ripaga se l’intervento è fatto bene – non c’è neanche la materia per sviluppare delle forme di corruzione. E’ la logica della crescita che ci porta nella prospettiva di fare investimenti sempre maggiori e opere sempre più grandi, dando quindi spazio a fenomeni criminali. Dobbiamo dare spazio a una miriade di piccole e piccolissime aziende artigianali, che facciano i lavori di ristrutturazione su tutto il territorio nazionale. Piccoli appalti, in cui c’è rischio d’impresa, diffusi su tutto il territorio,costituiscono una base molto diversa rispetto a grandi appalti in cui ci dev’essere comunque un intervento da parte dello Stato.
Da questo punto di vista sono, tutto sommato, ottimista: non perché se facciamo la fotografia del quadro attuale possiamo esserlo, ma perché se facciamo il film di quello che è successo negli ultimi 15 anni, vediamo che comunque un’evoluzione c’è. E c’è un’attenzione da parte di alcuni settori produttivi: per esempio, io dovrò fare dei corsi di aggiornamento alla Confartigianato, a giovani artigiani dai 25 ai 30 anni. E la Confapi, la confederazione delle piccole e medie imprese, comincia a porsi il problema della decrescita nei termini che noi indichiamo. Perché decrescita non significa che le aziende devono lavorare di meno: significa che bisogna diminuire la produzione di cose inutili. Ma per fare questo, qualcuno deve lavorare di più, e lavorare bene. Non si può avere una decrescita qualitativa del Pil se non attraverso la crescita di alcuni settori che sono in grado di sviluppare le tecnologie che aumentano l’efficienza con cui si usano le risorse.
fonte: Maurizio Pallante, dichiarazioni rilasciate durante la trasmissione “L’inchiesta” condotta da Maurizio Torrealta, andata in onda il 10 novembre 2012 su “Rai News 24” – ospiti in studio Ugo Bardi, Stefano Bartolini e la blogger Debora Billi

venerdì 16 novembre 2012

ARRIVA L'ECOGRAFIA A DOMICILIO


Medicina interna e diagnostica, le novità al 113° congresso della Simi. Fra le tante, un palmare delle dimensioni di un quaderno, spesso due centimetri, che permetterà di eseguire l'esame a casa o comunque senza obbligare il malato o la futura mamma a spostamenti


Ecografi smart-phone e tablet, doppler a ultrasuoni che misurano le onde sonore ad alta frequenza riflesse dai tessuti: la parola d'ordine per la medicina interna di domani è tecnologia, anzi alta tecnologia. Le novità del settore sono state presentate al 113° Congresso della Società Italiana di Medicina Interna (SIMI) a Roma, evento che ha radunato per una settimana i migliori internisti di tutta Italia.


Pezzo forte, un palmare delle dimensioni di un quaderno, spesso due centimetri, che permetterà di eseguire le ecografie senza comportare spostamenti per il malato. Appoggiando una sonda al corpo del paziente, sarà infatti possibile esaminare in tempo reale e con gran precisione le malattie di collo, torace, cuore e addome ed eseguire l'ecografia. Se ad esempio un paziente ha difficoltà respiratorie e un versamento pleurico, ovvero acqua nei polmoni, appoggiando la sonda sul torace sarà immediatamente possibile individuarla, invece che andare in radiologia e fare la lastra del torace, meno precisa e fonte di radiazioni. In caso di dolore o colica addominale, sarà invece subito possibile verificare se si tratta di un calcolo renale o della colecisti e si potrà diagnosticare una colica biliare o renale. Se il malato ha una gamba gonfia, sarà possibile sapere immediatamente se si tratta di una trombosi venosa.



"Saremo fra i primi in Europa e, insieme ai giapponesi, nel mondo a usare un tablet per l'ecografia", annuncia Vincenzo Arienti, direttore di Medicina interna dell'ospedale Maggiore di Bologna, dove stanno sperimentando il nuovo sistema. Piccoli ecografi sono già presenti in pronto soccorso e in Emilia Romagna l'accreditamento regionale prevede la dotazione nelle unità operative di Medicina Interna, consentendo al medico di visitare il malato a domicilio e decidere in modo più appropriato se ricoverarlo. "Il futuro - continua l'esperto - vedrà protagonisti anche gli infermieri, che potranno utilizzare un palmare per cercare gli accessi venosi dei pazienti nelle sale operatorie e nei reparti di dialisi, rianimazione e ostetricia: il bambino nella pancia si potrà insomma vedere con il palmare".



L'invenzione rappresenta insomma un altro passo per evitare il sovraffollamento degli ospedali e secondo il presidente della Società italiana di Medicina interna, Francesco Violi - direttore della Iª Clinica Medica al Policlinico Umberto I e ordinario di Medicina interna alla Sapienza di Roma - , l'uso dei palmari permetterà un grande risparmio di risorse e tempi di degenza, senza contare che il malato non verrà esposto a radiazioni e inizierà subito la terapia, evitando esami inutili. "Il nostro augurio - ha detto Violi al congresso - è che possiamo averlo al più presto anche noi a Roma".



Tra le altre novità presentate, il doppler a ultrasuoni che misura le onde sonore ad alta frequenza riflesse dai tessuti e consente di misurare la pressione del sangue negli arti inferiori e quella negli arti superiori in appena due o tre minuti. Attraverso un'indagine banale, misurando la pressione di una gamba, sarà insomma possibile capire se si è a rischio di infarto o ictus: quando il valore, considerato normale fra l'1 e l'1.3, si abbassa, per esempio anche solo a 0,9, la persona è a rischio di infarto o ictus, se l'indice è al di sotto dello 0.5, il rischio è ancora più alto ed è possibile che la gamba possa in futuro essere operata. Questi i dati che emergono dalla ricerca "Ara Pacis", condotta su duemila persone in 150 centri di tutta Italia, e sono anch'essi stati presentati al congresso. "L'esame è davvero molto semplice e consente di verificare in tempo reale se il paziente è a rischio di infarto o ictus - continua Violi - questo metodo potrebbe davvero essere usato in tutti i centri, perché non richiede che un doppler e nessun'altra attrezzatura aggiuntiva".



In Italia a soffrire di fibrillazione atriale sono lo 0,8 degli uomini e lo 0,7 delle donne. E' un disturbo che si associa a un aumento di circa due volte della mortalità ed è ritenuto responsabile di un aumento di circa cinque volte del rischio di infarto, quindi del 15% degli infarti. I pazienti hanno spesso sofferto anche di altri problemi cardiovascolari, dall'infarto del miocardio alla morte vascolare, e l'impatto della malattia sull'incidenza della patologia cardiaca coronarica è da sempre, spiegano gli esperti, sottovalutato a livello clinico. La speranza è che, grazie a queste innovative apparecchiature, il margine di rischio si riduca al minimo, lasciando spazio alla prevenzione.


di Sara Ficocelli
fonte: La Repubblica

mercoledì 14 novembre 2012

L'EUROPA SOSTENGA IL BIO, L'UNICA AGRICOLTURA CHE HA UN FUTURO


Gli ambientalisti premono per sostenere chi si batte per la sicurezza e la sovranità alimentare, rispettando gli ecosistemi e le risorse strategiche come l’acqua e i suoli. L’agricoltura biologica inoltre contribuisce alla sicurezza del territorio, oltre a creare autentiche opportunità di lavoro, rafforzando il tessuto sociale delle aree rurali.

Mentre il Piemonte disastrato dai tagli ciechi mette in liquidazione il Crab, lo sportello per l’agricoltura biologica che da un decennio indirizza un comparto che vale mezzo milione di euro all’anno – inutili gli appelli piovuti sui maggiori partner del centro, cioè la Provincia di Torino governata dal centrosinistra – gli operatori europei chiedono una riforma “verde” della politica agricola, per fronteggiare la grande crisi «dirottando i finanziamenti dalle produzioni intensive ad alto impatto ambientale alle piccole aziende agricole multifunzionali», cioè quelle che praticano con successo «modelli di produzione e di consumo sostenibili», nel rispetto dei consumatori nonché delle biodiversità, delle risorse naturali e del paesaggio. È la richiesta rivolta al governo Monti, al Parlamento europeo e alle Regioni da 13 associazioni che riuniscono ambientalisti, mondo scientifico, agricoltori biologici e biodinamici.
Dal Fai, il Fondo Ambiente Italia, fino al Touring Club Italiano e alle associazioni ecologiste, Wwf in testa: tutti insieme, per «un’agricoltura in grado di riconciliare economia ed ecologia», nell’ambito della Pac, la “politica agricola comune” 2014-2020. Presenti anche le maggiori associazioni di categoria, come la Coldiretti, nonché Regioni e governo centrale, per ascoltare la voce di agricoltori e ambientalisti: «L’attuale crisi economica colpisce un’agricoltura già fortemente attraversata da una profonda crisi strutturale: in Italia, le aziende sono calate in dieci anni del 32,2% e il loro reddito del 25,3%». I dati sull’ambiente in Europa, aggiungono gli ecologisti, evidenziano unacrisi generalizzata anche della biodiversità. E il consumo di suolo agricolo negli ultimi sessant’anni (con la perdita di 1,5 milioni di ettari dei terreni più fertili) mette a rischio anche la sicurezza alimentare: «Questa crisi è il punto d’arrivo di un modello di agricoltura non più sostenibile».
Per fortuna, scrivono gli ambientalisti della Lipu sul “Cambiamento”, in Italia prevalgono ancora aziende agricole di piccole dimensioni: «Riuscire a mantenere un’agricoltura di qualità significa essenzialmente mettere in relazione la sostenibilità ambientale con quella economica». Proprio l’agricoltura è il settore che più di altri ha già realizzato attività innovative per costruire un modello di produzione e consumo basato su una visione avanzata della sostenibilità: un modello che garantisce efficienza economica, equità sociale, tutela e valorizzazione delle risorse naturali e del paesaggio. Finora, gli aiuti comunitari distribuiti attraverso la Pac hanno favorito produzioni intensive ad alto impatto ambientale, senza neppure garantire la loro sostenibilità economica. Le aziende beneficiate dai contributi sono monoculturali, producono merci indifferenziate e realizzano redditi netti più bassi, mentre le aziende agricole che reggono meglio l’impatto della crisi sono quelle diversificate, multifunzionali e biologiche.
Siamo di fronte a un paradosso, dice la Lipu: le imprese sostenute dall’Europa «non hanno futuro, sul piano economico», mentre «le imprese che invece possono avere un futuro non hanno sostegni». Discussione aperta, a Bruxelles: gli ambientalisti premono per sostenere chi si batte per la sicurezza e la sovranità alimentare, rispettando gli ecosistemi e le risorse strategiche come l’acqua e i suoli. L’agricoltura biologica inoltre contribuisce alla sicurezza del territorio, oltre a creare autentiche opportunità di lavoro, rafforzando il tessuto sociale delle aree rurali. Servono produzioni differenziate, piccoli mercati in rete, scambi virtuosi tra città e campagna. Il biologico è perfetto: le aziende di piccola taglia sono “etiche”, elastiche e flessibili, e più vicine ai bisogni dei cittadini-consumatori. Difficile però che Bruxelles recepisca i “consigli” di operatori e ambientalisti. E il Piemonte, intanto, si prepara ad amputare il suo sportello-Bio per “risparmiare” 4-5 stipendi, quelli dei ricercatori che, in questi anni, hanno saputo “accompagnare” le migliori aziende di uno dei pochissimi comparti in crescita.

fonte: Libre

domenica 11 novembre 2012

IL DNA PUO' ESSERE RIPARATO DALLA CANAPA


I ricercatori sostengono che se non venisse consumato nessun altro cibo, la canapa potrebbe sostenere una vita umana per un paio di mesi senza avere carenze nutrizionali.
Infatti la proteina della canapa è stata utilizzata in Europa durante le epidemie di tubercolosi per far regredire il processo di deperimento causato dalla malattia.
I semi di canapa sono un cibo altamente nutriente che contiene antiossidanti, proteine, carotene, fitosteroli, fosfolipidi, così come un certo numero di minerali tra cui calcio, magnesio, zolfo, potassio, ferro, zinco e fosforo.
I semi contengono inoltre vitamina A, B1, B2, B3, B6, C, D ed E.
Hanno un alto contenuto di proteine di cui il 65% Edestina e il 35% Albumina.
In questo super-cibo sono presenti anche gli acidi omega 3 e 6 in rapporto perfetto di 3 a 1 e tutti gli otto aminoacidi essenziali più due condizionatamente essenziali.
Perché gli aminoacidi sono importanti?
Un essere umano ha bisogno di 21 aminoacidi per sopravvivere: otto sono essenziali e devono essere ottenuti da alimenti, due sono condizionatamente essenziali e possono essere sintetizzati se tutti gli otto aminoacidi essenziali sono consumati.
Gli aminoacidi intervengono nella sintesi proteica necessaria per far fronte ai processi di rinnovamento cellulare dell'organismo. Le cellule non possono funzionare correttamente se il DNA è danneggiato, tuttavia le cellule possono, attraverso processi chimici, riparare il danno.
L'olio e i semi di canapa possono contribuire alla riparazione del DNA in virtù del loro alto contenuto di Edestina che è la proteina più vicina alla globulina umana, che si trova nel plasma sanguigno, ed è inoltre facilmente digeribile dal nostro organismo. La proteina è un fattore importante nella riparazione del DNA poiché le cellule utilizzano le proteine per correggere i danni del DNA.
“Nessun alimento vegetale può essere paragonato ai semi di canapa per quanto riguarda il valore nutritivo. Mezzo chilo di semi di canapa, fornisce tutte le proteine, gli acidi grassi essenziali e la fibra necessari alla vita umana per due settimane”.
Dott. Uso Erasmus da Fats that Heals, Fats that Kill, Alive Books, 1993.

sabato 3 novembre 2012

RAPPORTO LEGAMBIENTE “PESTICIDI NEL PIATTO”


Lavare accuratamente e, se possibile, sbucciare frutta e verdura. E' sempre valida e di buon senso la raccomandazione del ministero della Salute, una regola di igiene che torna d'attualità con il Rapporto “Pesticidi nel piatto 2012” di Legambiente. L’associazione lancia un vero e proprio allarme, dovuto alla presenza di residui di fitofarmaci nei prodotti ortofrutticoli, e derivati, commercializzati in Italia. Vino e ortofrutta sono contaminati ai sensi di legge, sottolinea l'associazione ambientalista, nel precisare che un terzo (36%) dei campioni analizzati presenta residui chimici consentiti (diserbanti, insetticidi, fungicidi), mentre il 64% è quota zero. I campioni fuorilegge sono stabili allo 0,6%, mentre calano di circa un punto i campioni contaminati da più residui contemporaneamente, portandosi al 17,1% (18,5% nel 2011).
Aumentano tuttavia, denuncia l'associazione del cigno verde, i campioni con mix sospetti da record - Fino a 9 diverse sostanze nell'uva, 8 nel vino, 6 nelle mele, 5 nelle arance. Il report - elaborato su dati forniti da Arpa, Asl e uffici pubblici regionali - ad una prima lettura, offre un quadro abbastanza rassicurante e in linea con il trend degli ultimi anni che vede lentamente diminuire l'uso della chimica per la produzione agroalimentare. Purtroppo però, insieme all'aumento in percentuale dei campioni in regola, aumenta pure, sottolinea Legambiente, il numero delle diverse sostanze chimiche presenti contemporaneamente.
Il presidente di Legambiente si dice preoccupato - "La situazione è tutt'altro che rassicurante - afferma il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza - con numerosi casi di prodotti ortofrutticoli e derivati contaminati da 7, 8, 9 principi attivi differenti, in un composto che nessuno ha mai studiato e che potenzialmente potrebbe essere molto dannoso per la salute dei consumatori e per l'ambiente. Manca ancora una regolamentazione specifica rispetto al simultaneo impiego di più principi attivi, come pure sulla rintracciabilità di più residui in un singolo prodotto alimentare". Sul tema il senatore Francesco Ferrante, che ha proposto un disegno di legge tre anni fa, chiede "al governo di recepire questo campanello d'allarme".
Il Ministero della Salute: "Nostri alimenti tra i più sicuri dell'Ue" - Tra i maggiormente rinvenuti il clorpirifos, un insetticida riconosciuto come interferente endocrino con spiccata attività neurotossica; il captano, fungicida indicato dall'Epa come possibile cancerogeno, e il Fosmet, un insetticida dannoso sulle api. Il controllo dei prodotti fitosanitari, compresi i pesticidi negli alimenti, è, sottolinea il ministero dalla Salute, "una delle priorità sanitarie più rilevanti nell'ambito della sicurezza alimentare. Gli organi competenti del Ministero della Salute e delle Regioni effettuano controlli costanti sulla frutta, la verdura e i cereali". E i dati del Ministero della Salute, permettono di affermare che tali alimenti "sono tra i più sicuri in Europa". Infatti, solo lo 0,6% di frutta fresca e lo 0,3% di cereali ha superato i limiti fissati dalla normativa comunitaria, contro una media europea che si attesta intorno al 3,5% di irregolarità. L'Italia, conclude Agrofarma, "si conferma leader in Europa sulla sicurezza alimentare".
fonte: Tiscali notizie

venerdì 2 novembre 2012

...E PER LA SPESA VADO DAL CONTADINO: I G.A.S.


Risparmiare…spendendo. 
Sembra una combinazione difficile da mettere in pratica, eppure se si decide di andare a fare la spesa in determinati posti si possono abbattere notevolmente i costi. No, non parliamo della ricerca – a volte anche “forsennata”- del volantino con l'offerta più bassa o del cosiddetto “primo prezzo”, ma di quello che sembra una chimera e invece è facilmente realizzare con un po'… di organizzazione: il passaggio diretto dal cosiddetto produttore al consumatore.


Una prima modalità sono i Gruppi di Acquisto Solidale meglio conosciuti con l'acronimo Gas. Come risparmiare? È presto detto e il tutto, senza rischiare di essere banali, si svolge all'insegna dell' “unione fa la forza”. Se oltre a volere abbattere le vostre spese mensili, siete anche stanchi di fare la spesa da soli nel solito supermercato e per di più vi piacerebbe condividere informazioni sugli acquisti, sicuramente i Gas fanno al caso vostro. I gruppi di acquisto solidale sono infatti formati da persone che vivono nello stesso quartiere o anche nello stesso condominio (pensate alle grandi città dove ci sono palazzi con tantissimi piani e famiglie che a malapena si conoscono) oppure mettono insieme amici – quindi può bastare spargere la voce tra le proprie conoscenze per dare vita a un nuovo gruppo - che hanno una certa sensibilità per l'ambiente, i cibi biologici, il commercio equo (da qui la parola solidale) e che decidono di fare la spesa in maniera collettiva.



Il secondo passaggio, dopo l'individuazione del gruppo, è la ricerca dei piccoli produttori. Che oltre a essere o diventare di fiducia,si devono trovare in zone vicine a dove si è formato il gruppo. Parola d'ordine è il risparmio e questo parte anche dal non dovere macinare chilometri su chilometri per inseguirlo oltre ad avere il minore impatto possibile sull'ambiente. Una volta individuati i produttori, ci si riunisce e si fanno i cosiddetti ordini e si procede all'acquisto collettivo al quale segue, in base alla richieste, la ridistribuzione tra chi ha effettuato l'ordine. Il vantaggio, come potete intuire, è immediato: acquistare grandi quantità conviene sempre ma non è solo questo. Comprare direttamente dai produttori e senza intermediari vuol dire anche garantirsi una certa qualità oltre che un rapporto di continuità.



La cosa vi sembra allettante ma non sapete da che parte iniziare ? Poco male: basta andare su ReteGas, la rete di collegamento tra i Gas per vedere dove si trova il Gruppo di Acquisto Solidale più vicino a voi e mettervi in contatto magari entrando a far parte del Gruppo. Il sito fa una mappa da Nord a Sud di tutti i Gruppi d'Acquisto che si sono registrati, dice come fare a contattarli e anche come “funzionano” le ordinazioni e le spese collettive. Qualche gruppo più moderno usa Facebook, qualche altro preferisce riunirsi solo dal vivo. Quanto agli acquisti , non si parla solo di generi alimentari, ma con i Gas si può risparmiare su vari fronti. In gruppo si possono acquistare cosmetici, detersivi , abbigliamento ma anche vernici e materiali compatibili (solo per fare un esempio): sono molti i produttori che appunto prevedono nella loro azienda offerte specifiche per chi compra in grandi quantità.



Siete interessati al risparmio così come all'idea di andare direttamente dal produttore ma la possibilità di acquistare in gruppo non vi va tanto a genio? Allora fanno per voi i farmers market che tradotti in italiano altro non sono che i mercati del contadino. Parliamo sempre di filiera corta quindi di prodotti (essenzialmente alimentari) di qualità e di acquisti senza intermediari. Anche in questo caso, se non sapete da dove iniziare, la Rete vi viene in aiuto: su Mercato del Contadino potete trovare tutte le informazioni utili: dove si trovano, ogni quanto si riuniscono, cosa vendono. E su Facebook c'è una pagina costantemente aggiornata con tutti i mercati che vengono di volta in volta aperti. A differenza di come avviene per i Gas, se volete acquistare direttamente in questi mercati dovrete organizzarvi calendario alla mano perché i mercati non sono sempre aperti, ma hanno cadenza settimanale o bisettimanale e con orari prestabiliti. Oltre a risparmiare fino al 30%, i farmers market hanno di bello tutto l'ambiente che si viene a creare: rapporti diretti con chi produce, possibilità di fermarsi a pranzo o anche di approfittare delle promozioni da parte degli agriturismi che di solito coltivano per l'autoconsumo ma che una tantum decidono di vendere i prodotti in eccedenza. Risparmio sì, ma con un occhio costante all'ambiente e all'abbattimento degli sprechi per tutti.

di Cristina Maccarone
fonte: yahoo! finanza