FRODI ALIMENTARI: SEQUESTRATI FALSI PRODOTTI BIOLOGICI

La Guardia di Finanza di Verona ha sequestrato fabbricati e terreni per un valore di oltre 2,7 milioni di euro all'amministratore di una società per azioni di Casaleone (Verona).

COLTIVARE LE TERRE ABBANDONATE

La proposta di Marco Tacconi è semplice, ci sono tantissimi terreni agricoli incolti e abbandonati, perchè non sollecitare i proprietari che sono interessati a metterli a disposizione?

AIUTIAMO I BAMBINI A MASTICARE LENTAMENTE

Questa maledetta fretta e l’abitudine del “mordi e fuggi”, trasferita ormai anche all’alimentazione, ci portano a ingoiare il cibo invece di masticarlo. Complici anche i tanti prodotti alimentari di cui la pubblicità decanta la sofficità che, una volta messi in bocca, scivolano difilato giù nello stomaco.

GLI ORTI SPUNTANO PURE NELLE AZIENDE

Gli orti urbani hanno ormai superato la fase di semplice moda se, secondo i dati della Coldiretti, circa 21 milioni di italiani che stabilmente o occasionalmente coltivano l’orto o curano il giardino.

TORINO E' LA CITTA' DEI VEGANI

Torino è una città veg. Parlare di numeri non è semplice, ma i vegani a Torino sono tanti, tantissimi. «Forse più che qualsiasi altra città, basta vedere quanti punti vendita di cibo vegano ci sono, e non solo cibo».

venerdì 13 settembre 2013

GRUPPO DI ACQUISTO ALIMENTARE PER PRODOTTI DOC E BIOLOGICI

SE INTERESSATI A COLLABORARE E/O LAVORARE IN MERITO A QUESTA INIZIATIVA
SCRIVERE A : presidente@gruppoecoland.org

mercoledì 11 settembre 2013

LE NANOTECNOLOGIE: LA NUOVA MINACCIA PER IL CIBO

La manipolazione di materia alla scala di atomi e molecole, introduce nuovi e seri rischi per la salute umana e ambientale. Tuttavia, cibi non contrassegnati, prodotti utilizzando la nanotecnologia, hanno iniziato ad apparire sugli scaffali dei nostri supermercati. Proseguo dell’ingegneria genetica, la nanotecnologia rappresenta l’ultimo tentativo dell’alta tecnologia di infiltrarsi nelle nostre provviste alimentari. Scienziati autorevoli hanno ammonito che la nanotecnologia, la manipolazione di materia alla scala di atomi e molecole, introduce nuovi e seri rischi per la salute umana e ambientale. Tuttavia, in assenza di un dibattito pubblico o di una supervisione da parte di enti di vigilanza, cibi non contrassegnati, prodotti utilizzando la nanotecnologia, hanno iniziato ad apparire sugli scaffali dei nostri supermercati.Nel mondo l’interesse per il nostro cibo, la salute e l’ambiente sta aumentando. Ci si interroga sull’origine dei prodotti, su come, perché e da chi sono prodotti, sui tempi di trasporto, la durata del loro immagazzinamento ecc. I movimenti a favore del cibo di origine biologica e locale sono emersi come una risposta intuitiva e pratica al crescente uso di elementi chimici nella produzione alimentare e alla sempre maggiore alienazione del sistema agroindustriale dai sistemi agricoli olistici. Le persone hanno scelto di mangiare cibi biologici perché sono attenti alla salute delle loro famiglie e alla salute dell’ambiente. L’agricoltura biologica permette inoltre alle persone di appoggiare un’agricoltura integrata, rispettosa dell’ambiente, e una tecnologia appropriata, piuttosto che un’agricoltura industriale ad alto impiego di sostanze chimiche.Il sostegno per i prodotti biologici è anche cresciuto in risposta diretta agli sforzi dei giganti della biotecnologia di applicare l’ingegneria genetica alle nostre coltivazioni. Agricoltori e acquirenti di cibo in tutto il mondo si sono infuriati, e continuano a esserlo, a causa dell’introduzione di colture prodotte tramite l’ingegneria genetica. Secondo molti la conclusione inevitabile era che mentre le compagnie di biotecnologia si preparavano a beneficiare dell’introduzione di cibi geneticamente manipolati nella catena alimentare, i consumatori, gli agricoltori e l’ambiente portavano tutti i rischi sulle proprie spalle.Ora, la nanotecnologia introduce una nuova ondata di aggressioni ai nostri cibi. La nanotecnologia, ad alta tecnologia e basata sul trattamento a livello atomico, è l’antitesi dell’agricoltura biologica, che valorizza le proprietà naturali e salutari dei cibi integrali freschi, non sottoposti a trattamento. Trasforma inoltre l’azienda agricola in un’estensione automatizzata della linea di produzione agricola ad alta tecnologia, utilizzando prodotti brevettati che inevitabilmente andranno a condensare il controllo delle multinazionali. Introduce inoltre nuovi e seri rischi per la salute umana e dell’ambiente.








INTRODUZIONE ALLA NANOTECNOLOGIA CHE COS’E’ E PERCHE’ E’ DIVERSA




La nanotecnologia è una nuova e potente tecnologia per smontare e ricostruire la natura al livello atomico e molecolare. La nanotecnologia incorpora il sogno che gli scienziati possano rifare il mondo a partire dall’atomo, usando la manipolazione a livello degli atomi per trasformare e costruire una larga gamma di nuovi materiali, congegni, organismi viventi e sistemi tecnologici.La nanotecnologia e la nanoscienza comprendono lo studio di fenomeni e materiali e la manipolazione di strutture, dispositivi e sistemi che esistono alla nanoscala, inferiore ai 100 nanometri (nm) di grandezza. Per inserire 100 nm in un contesto: una catena di DNA è larga 2,5 nm, una molecola di proteina 5 nm, un globulo rosso 7.000 nm e un capello umano è largo 80.000 nm.Le proprietà delle nanoparticelle non sono governate dalle stesse leggi fisiche di quelle di maggiori dimensioni, ma dalla meccanica quantistica. Le proprietà fisiche e chimiche delle nanoparticelle – per esempio colore, solubilità, robustezza, reattività chimica e tossicità – possono dunque essere piuttosto differenti da quelle di particelle più grandi della stessa sostanza.Le proprietà alterate delle nanoparticelle hanno reso possibile la nascita di molti nuovi prodotti e applicazioni redditizie. Le nanoparticelle prodotte su misura sono utilizzate letteralmente in centinaia di prodotti che sono già disponibili negli scaffali dei supermercati – inclusi i filtri solari trasparenti, i cosmetici per la dispersione della luce, le lozioni idratanti ad azione profonda, i tessuti repellenti alle macchie e agli odori, i rivestimenti che respingono lo sporco, i colori e le vernici di lunga durata per mobili, e addirittura alcuni prodotti alimentari.Il Centro per la Previsione Tecnologica dell’APEC, l’organismo per la Cooperazione Economica nell’area Asiatico-Pacifica, ha predetto che la nanotecnologia rivoluzionerà tutti gli aspetti della nostra economia e tutti gli aspetti della società, comportando scompigli sociali su larga scala.




COME VERRA’ USATA LA NANOTECNOLOGIA PER LA PRODUZIONE E IL TRATTAMENTO ALIMENTARE ?

Gli analisti e i promotori industriali preannunciano che la nanotecnologia sarà usata per trasformare il cibo a partire dall’atomo: “Grazie alla nanotecnologia, il cibo di domani sarà disegnato plasmando molecole e atomi. Il cibo sarà confezionato in involucri sicuri ‘intelligenti’ che possono rilevare il deterioramento oppure gli agenti inquinanti nocivi. I prodotti del futuro intensificheranno e regoleranno il loro colore, sapore o contenuto nutritivo per adattarsi ai gusti o ai bisogni salutari di ogni consumatore. E in agricoltura la nanotecnologia promette di ridurre l’uso di pesticidi, migliorare la riproduzione di piante e animali e creare nuovi prodotti nano-bioindustriali” – almeno questo è ciò che dichiara il rapporto recente sull’utilizzo della nanotecnologia nell’alimentazione e nell’agricoltura del Progetto USA sulle Nanotecnologie Emergenti (consultabile all’indirizzo www.nanotechproject.org). Le industrie alimentari ed agricole hanno investito miliardi di dollari nella ricerca sulle nanotecnologie, e un numero sconosciuto di nanoprodotti alimentari privi di etichetta si trova già sul mercato. Non essendoci l’obbligo di etichettatura di questi prodotti in nessun paese del mondo, è impossibile stabilire quanti prodotti alimentari commerciali attualmente contengano nanoingredienti. L’ Helmut Kaiser Consultancy Group, un gruppo di analisi pro-nanotecnologia, ipotizza che al momento ci sarebbero più di 300 prodotti di nano-cibo disponibili sul mercato a livello mondiale. Secondo le sue stime il mercato dei nano-cibi valeva 5,3 miliardi di dollari USA nel 2005 e salirà a 20,4 miliardi di dollari USA nel 2010. Pronostica che la nanotecnologia sarà utilizzata nel 40% delle industrie alimentari entro il 2015.

Ci sono quattro aree chiave che rappresentano il fulcro della ricerca sugli alimenti nanotecnologici:

• Nanomodificazione di sementi e fertilizzanti/pesticidi

• Modificazione e integrazione alimentare

• Cibo interattivo ‘intelligente’

• Packaging ‘intelligente’ e tracciabilità degli alimenti

Nanomodificazione di sementi e fertilizzanti/pesticidi

Promotori dicono che la nanotecnologia sarà usata per automatizzare ulteriormente il moderno settore agroindustriale. Tutti gli input agricoli – sementi, fertilizzanti, pesticidi e lavoro – saranno modificati tecnologicamente in misura crescente. La nanotecnologia condurrà l’ingegneria genetica in agricoltura al livello sottostante – l’ingegneria molecolare. L’ingegneria a livello degli atomi potrebbe permettere di ristrutturare il DNA delle sementi per ottenere proprietà differenti da una pianta, tra cui colore, stagione di crescita, produttività ecc. Fertilizzanti e pesticidi ad alta efficacia prodotti tramite ingegneria molecolare saranno utilizzati per mantenere la crescita della pianta. Nanosensori permetteranno che la crescita delle piante, i livelli del pH, la presenza di sostanze nutritive, l’umidità, gli infestanti o le malattie vengano monitorati da lontano, riducendo significativamente il bisogno di input di manodopera ‘on farm’, nell’azienda. L’organizzazione interessata, la Action Group on Erosion, Technology and Concentration (ETC) avverte nel suo rapporto seminale “Down on the Farm” (consultabile su http://www.etcgroup.org) che in un futuro plasmato dalla nanotecnologia, “l’azienda agricola sarà una fabbrica biologica di ampia superficie che potrà essere monitorata e gestita da un portatile, e il cibo sarà creato a mano con sostanze progettate appositamente che trasmetteranno le sostanze nutritive al corpo in maniera efficiente.”

INTEGRAZIONE DEL CIBO E MODIFICAZIONE

Le compagnie di nanotecnologia stanno lavorando per integrare gli alimenti trattati con sostanze nutritive nanoincapsulate, per intensificare aspetto e sapore con colori sviluppati con nanotecnologie, rimuovere o disattivare il contenuto in grassi e zuccheri tramite nanomodificazione, e migliorare la ‘sensazione al palato’. La ‘fortificazione’ del cibo servirà per aumentare le virtù nutrizionali di un dato cibo trattato – ad esempio, l’inclusione di nanocapsule ‘medicinali’ presto permetteranno che dei biscotti alle scaglie di cioccolato o delle patatine fritte saranno commercializzati come terapeutici o purificanti delle arterie. La nanotecnologia permetterà di modificare cibi poco sani quali gelato o cioccolato per ridurre la quantità di grassi e zuccheri che il corpo può assorbire. Questo potrebbe essere ottenuto sostituendo alcuni dei grassi e zuccheri con altre sostanze, oppure utilizzando nanoparticelle per prevenire che il corpo digerisca o assorba queste componenti del cibo. In questo modo, la nanoindustria potrebbe commercializzare junk food arricchito con vitamine e fibra, bloccandone i grassi e zuccheri, come cibo benefico per la salute e riduttore di peso.

CIBO “INTELLIGENTE” INTERATTIVO

Le compagnie come Kraft e Nestlé stanno sviluppando alimenti ‘intelligenti’ in grado di interagire con i consumatori al fine di ‘personalizzare’ il cibo, cambiandone il colore, sapore o gli elementi nutritivi a seconda della richiesta. La Kraft sta sviluppando una bevanda incolore e insapore contenente centinaia di aromi in nanocapsule latenti. Un forno a microonde domestico potrebbe attivare il rilascio del colore, sapore, nella concentrazione e consistenza corrispondenti alla scelta individuale.I cibi ‘intelligenti’ potrebbero anche percepire un’eventuale allergia di un individuo agli ingredienti di un alimento e bloccarne l’azione nociva. Oppure, in alternativa, il packaging ‘intelligente’ potrebbe identificare i bisogni alimentari specifici delle persone e eventualmente rilasciare una dose di elementi nutritivi addizionali, ad esempio molecole di calcio per le persone che soffrono di osteoporosi.Packaging ‘intelligente’ e tracciabilità del ciboLa nanotecnologia allungherà drammaticamente la conservazione degli alimenti. La Mars Inc. detiene già il brevetto su un nanoinvolucro invisibile, edibile, che avvolgerà i cibi impedendo lo scambio di gas e umidità. Si sta attualmente lavorando allo sviluppo di involucri ‘intelligenti’ (contenenti nano-sensori e attivatori anti-microbici) che saranno in grado di rilevare il deterioramento degli alimenti e di rilasciare dei nano-anti-microbi per estendere la durata degli alimenti, permettendo ai supermercati di conservare il cibo per periodi più lunghi prima della vendita. Dei nanosensori, integrati nei prodotti alimentari in forma di minuscoli chip invisibili all’occhio umano potrebbero fungere da codici a barra elettronici. Emettendo un segnale permetterebbero di seguire il percorso del cibo, anche degli alimenti freschi, dal campo alla fabbrica fino al supermercato e oltre.

QUALI SONO LE PREOCCUPAZIONI CHIAVE RIGUARDANTI LA NONOTECNOLOGIA NELL’ALIMENTAZIONE E IN AGRICOLTURA?

Preoccupazioni riguardanti l’utilizzo della nanotecnologia in agricoltura e nella produzione alimentare sono collegate all’ulteriore automatizzazione e alienazione di quest’ultima, a seri nuovi rischi di tossicità per l’essere umano e l’ambiente, e all’ulteriore perdita di privacy in quanto il nano-controllo seguirebbe ogni passo nella catena alimentare. Il fatto che i governi non abbiano ancora introdotto delle leggi per proteggere il pubblico e l’ambiente dai rischi della nanotecnologia è un motivo di preoccupazione serissimo.La nanotecnologia in agricoltura è basata sulla premessa che possiamo migliorare l’efficienza e la produttività cambiando la disposizione degli atomi nei semi, sviluppando degli input chimici ancora più potenti, utilizzando sistemi di sorveglianza ad alta tecnologia per permettere un controllo elettronico – invece che basato sulla persona – delle condizioni on farm dell’azienda agricola, e automatizzando maggiormente gli input della crescita vegetale. Applicando la nanotecnologia all’elaborazione del cibo si presuppone che gli umani siano in grado di ‘migliorare’ il sapore, la consistenza, l’aspetto, gli elementi nutritivi e la longevità degli alimenti manipolandoli a livello atomico. È stato perfino sostenuto che questo avrà come risultato dei cibi ‘più sicuri’.Queste supposizioni si basano sulla convinzione scorretta che l’essere umano possa ricostruire il mondo naturale dall’atomo in su – e ottenere un risultato migliore. Presume che possiamo prevedere le conseguenze delle nostre azioni, anche quando ci stiamo occupando di processi e forze altamente imprevedibili – come la meccanica quantistica. Sfortunatamente, la storia ci insegna che semplicemente non siamo molto bravi a prevedere i risultati di sistemi complessi – ne sono testimoni i disastri che risultarono dall’introduzione dei controlli biologici quali il rospo delle canne, o l’introduzione di conigli e volpi per lo sport. La storia è gremita in modo simile di esempi di enormi problemi di salute e ambientali che risultarono dalla mancata risposta a segni ammonitori precoci riguardanti materiali prima percepiti come “miracolosi” quali CFC, DDT e amianto. Questo suggerisce che dovremmo prendere molto sul serio i primi segni premonitori collegati alla tossicità delle nano-particelle.C’è un piccolo ma crescente corpo di letteratura tossicologica che suggerisce che le nano-particelle siano più reattive e più mobili rispetto a particelle più grandi, e che c’è una maggiore probabilità che risultino tossiche per l’uomo e l’ambiente. La ricerca scientifica preliminare ha dimostrato che molti tipi di nanoparticelle possono provocare un maggiore stress ossidativo. Questo può portare alla formazione di radicali liberi a loro volta potenzialmente causa di cancro, mutazioni del DNA e perfino morte cellulare. È stato dimostrato che i fullereni, delle nanoparticelle di carbonio, provocano danni cerebrali nella spigola, una specie accettata dalle agenzie normative come modello per definire gli effetti ecotossicologici.Nel suo rapporto del 2004, la Royal Society del Regno Unito ha riconosciuto i gravi rischi della nanotossicità e ha raccomandato che “gli ingredienti in forma di nanoparticelle vengano sottoposti a un completo accertamento di sicurezza da parte dell’organo consultivo scientifico pertinente prima che si permetta il loro utilizzo nei prodotti”. Nonostante questo ammonimento, a due anni dal rapporto della Royal Society non esistono ancora leggi che governino l’utilizzo di nanomateriali nei prodotti da consumo per assicurare che non danneggino il pubblico che ne fa uso, i lavoratori che li producono, o i sistemi ambientali nei quali vengono rilasciati i nanoprodotti di scarto.L’utilizzo di nano-controlli nel packaging degli alimenti introdurrà anche nuove preoccupazioni riguardanti la privacy. Con l’aumento dell’impiego del nano-tracking nell’industria alimentare aumenterà la capacità di ripercorrere il viaggio dell’alimento dal campo alla fattoria al supermercato, fino a raggiungere il vostro piatto della cena. Questo solleverà dei seri nuovi problemi di privacy ai quali siamo scarsamente preparati.In modo allarmante, nonostante la distribuzione di cibo e prodotti agricoli fabbricati con nanotecnologia nei supermercati e nell’ambiente, i governi in tutto il mondo devono ancora introdurre qualsiasi regolamento per gestire i rischi della nanotecnologia.

LA BATTAGLIA PER UN FUTURO SANO QUALI SONO LE ALTERNATIVE?

Come sarà il nostro futuro alimentare e tecnologico? Ci troviamo in mezzo a una battaglia epica per il controllo del nostro approvvigionamento alimentare. Proprietà delle multinazionali o della comunità, globale o locale, piccolo contro massiccio, cibi trattati contro nutrimenti sani. Questi sono i paradigmi tra i quali dobbiamo scegliere. Un modo cruciale per promuovere un’agricoltura sana, olistica, è sostenerla con le nostre scelte di acquisto. Cibi biologici certificati vi offrono una maggiore salute, un ambiente migliore e un’occasione per sostenere un futuro alimentare libero da nanoprodotti. Quanto agli articoli per la cura del corpo, comprate quelli biologici oppure quelli di una ditta che dichiara di non fare uso di nanotecnologia.Ci sono molti modi per contribuire a creare un futuro alimentare sano. Fate la spesa al mercato degli agricoltori o comprate da un Box Scheme direttamente dal contadino, comprate in un negozio biologico o nella sezione biologica in un supermercato. Considerate la possibilità di aggregarvi a un orto comunitario, o di iniziare a tenere un orto voi stessi. Fondate un orto biologico nel vostro asilo o nella vostra scuola. Leggete le etichette dei prodotti, impegnatevi e interessatevi. Parlate ai vostri amici e alle vostre famiglie delle questioni alimentari che più vi stanno a cuore. Fate sapere alle aziende tramite le loro 1.800 righe di feedback che l’utilizzo di nanotecnologia nei loro prodotti vi preoccupa. Dite al membro locale del vostro parlamento che volete vedere le etichette sui prodotti che contengono ingredienti manipolati con nanoingegneria, per permettervi di fare una scelta di acquisto informata.È appassionante vedere le politiche alimentari discusse dai nostri media mainstream e dai nostri istituti di ricerca e di educazione. Tuttavia, mentre nei nostri supermercati sono già disponibili prodotti alimentari non etichettati contenenti ingredienti risultanti dalla nanoingegneria, la nanotecnologia sta appena iniziando a ottenere un po’ di attenzione. Non esistono regolamenti per proteggere la salute pubblica e ambientale, e multinazionali o enti pubblici non spendono praticamente nulla in vista delle conseguenze a lungo termine della manipolazione del nostro cibo al livello molecolare. La similitudine all’introduzione dell’ingegneria genetica con il rischio aggiuntivo dato dal fatto che non c’è nessuna vigilanza regolatrice è raccapricciante.Dobbiamo tutti attivarci politicamente nei confronti della nanotecnologia, proprio come abbiamo fatto con l’ingegneria genetica. È essenziale fare approvare delle moratorie sull’uso della nanotecnologia fino a quando non avremo dei sistemi regolatori idonei per proteggere la salute umana e ambientale, e finché non ci sarà un coinvolgimento pubblico genuino nella presa di decisioni riguardanti l’introduzione della nanotecnologia. Dobbiamo anche assicurarci che i nostri governi investano i dollari delle tasse che ci siamo sudati in un appoggio al settore biologico.
Insieme, possiamo creare un futuro alimentare sano che contribuisca alla nostra comunità e non ai profitti delle aziende.

Scritto da Georgia Miller, Coordinatrice di Friends of the Earth Nanotechnology Project e da Scott Kinnear, consigliere dei Biological Farmers of Australia e proprietario di Organic Wholefoods.

Titolo originale: “Nanotechnology – the new threat to food”

Fonte: http://www.globalresearch.ca

Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org

DALLE PATATE VIOLA E DALLE CAROTE I COLORANTI NATURALI

Nuovi coloranti alimentari a partire da carote nere e patate viola. A presentare l’ipotesi la Texas A&M University, che suggerisce l’utilizzo dei composti contenuti in questi tuberi come un sostitutivo naturale ai coloranti chimici. Un ritorno alle tradizioni che potrebbe ridurre il numero di composti di laboratorio assunti nella dieta, rendendola quindi quest’ultima più sana e amica dell’ambiente.

Patate viola e carote nere sono state quindi protagoniste del congresso della Società di Chimica americana di Indianapolis, dove radici e tuberi sono stati presentati come opzioni valide e praticabili dai ricercatori texani. Coloranti naturalie vegani, a differenza di quanto accade con i prodotti chimici o gli estratti di insetti come ad esempio le cocciniglie. Come spiega il Dr. Stephen Talcott della Texas A&M University:



Queste alternative ai colori rossi sintetici e derivati dagli insetti forniscono ai cibi, oltre a un miglior impatto visivo, un arricchimento naturale di antiossidanti vegetali che possono assicurare benefici alla salute.

Il Dr. Talcott studia in particolare i pigmenti che possono essere estratti a partire dalle patate viola e definiti antociani. Le possibilità offerte sono molteplici secondo il ricercatore e vanno dallacolorazione rosa chiaro al viola scuro, utili varie tipologie dibevande e alimenti. Tra queste anche gelati e yogurt.

Gli estratti sarebbero più semplici da ottenere rispetto ai composti sintetici a detta dello stesso Talcott, che sottolinea inoltre come risultino molto più efficaci nella fase di colorazione in quanto più stabili e dal sapore neutro. Un esempio il colore estratto dalle cocciniglie: sono necessari 2.500 insetti di questa specie per riuscire a produrre appena un grammo di colorante.

fonte: Greenstyle

lunedì 9 settembre 2013

IL CAMBIAMENTO CLIMATICO CONDIZIONA AGRICOLTURA E ALIMENTAZIONE

Continuerà a esserci grano, sulle nostre tavole? Instilla un moderato pessimismo lo studio Impact of Climate, Disease, and Wheat Breeding on Wheat Variety Yields in Kansas, 1985-2011 al quale hanno partecipato ricercatori delle università statunitensi del Kansas, Mississippi e Arkansas quantifica l’impatto del cambiamento climatico, delle malattie e del miglioramento genetico sulle rendite delle varietà di frumento coltivate in 11 siti del Kansas tra il 1985 e il 2011.

I dati del rendimento e i test di performance della varietà del Kansas sono stati confrontati con i cambiamenti climatici nei siti di coltivazione e con le malattie: secondo lo studio «I risultati mostrano che i programmi di coltivazione del grano hanno aumentato il rendimento da 0,51 bu/acro all’anno e che l’aumento previsto di 1° C della temperatura media diminuisce le rese da 10,64 bu/acro». Un bushel americano (bu) equivale a 35.239072 litri. Quindi se le tecniche agricole hanno aumentano la resa del grano del 26%, un grado di caldo in più le riduce del 21%.


A dirigere il team multidisciplinare che comprendeva agronomi e patologi vegetali c’era Andrew Barkley, del Department of Agricultural Economics della Kansas State University, che spiega: «I produttori di grano del Kansas affrontano le sfide di meteo, parassiti e malattie. Fortunatamente, il programma di coltivazione del grano nel Kansas produce nuove varietà di grano che aumentano le rese durante il tempo. Dato l’andamento climatico degli ultimi anni, il cambiamento climatico è destinato a far aumentare le temperature e questo rischia di abbassare le rese del frumento nel Kansas. Malattie come funghi e virus possono attaccare il grano, con rendimenti più bassi. Questa ricerca quantifica l’impatto di clima, malattie e nuove varietà di grano sui rendimenti. Finora, il miglioramento genetico ha permesso che le rese del frumento aumentassero in modo significativo nel corso del tempo, ma ci saranno da affrontare delle sfide per stare al passo con i potenziali aumenti della temperatura. Lo studio, finanziato dalla Agricultural Experiment Station Kansas, è il primo a quantificare tutti questi impatti (cambiamenti climatici, malattie e miglioramento genetico) utilizzando un dataset unico e metodi statistici dello stato dell’arte. I risultati aggiornano e ampliano le ricerche precedenti per identificare e quantificare l’impatto del Kansas wheat breeding program».


Da Tribune, nella parte ovest dello Stato, ad Ottawa, ad est, e da Parsons a sud a Belleville a nord, i dati provenienti dagli 11 siti del Kansas riguardano il rendimento di 245 varietà di grano duro coltivate nelle zone aride (non irrigue). I dati delle temperature giornaliere sono stati presi in ogni sito dove sono presenti tutte le varietà, riuscendo così a determinare il rendimento di una varietà specifica in un sito incrociandola con le condizioni meteo, questo ha reso unico l’approccio dello studio per questo ramo d’analisi del cambiamento climatico, che generalmente si basa su stime meteorologiche su vaste aree geografiche.

«Non sappiamo quale sarà il futuro – conclude Barkley – La ricerca non prevede cambiamenti climatici, e non fa previsioni sulle future condizioni atmosferiche. Invece, mostra il cambiamento previsto nelle rese del frumento del Kansas se dovessimo sperimentare un aumento di 1 grado centigrado (1,8° F) di temperatura. Se la temperatura media aumenta, questa ricerca ci aiuta a comprendere il potenziale impatto sulla produzione di grano».

fonte: Grenreport

giovedì 5 settembre 2013

COS'E' IL CONSUMO SOSTENIBILE

Buona parte dei consumatori di tutto il pianeta condividono la speranza di vivere in un mondo più sano, eppure manca una cognizione precisa di cosa significa consumare in maniera sostenibile e responsabile.


Di solito, quando si parla di ambiente, ci si concentra sul problema dei rifiuti e dell’inquinamento in senso stretto, ma fondamentale è in realtà considerare la questione a monte, ovvero andare a ponderare le scelte e le preferenze che diamo ai prodotti e l’uso che ne facciamo, una volta esaurita la loro utilità.


Consumo sostenibile significa acquistare beni capaci di rispondere ai nostri veri bisogni e che, al tempo stesso, possano salvaguardare e valorizzare l’ambiente che ci circonda, o quantomeno non alterare i suoi delicati equilibri. Il consumo sostenibile riguarda anche le tecniche di produzione che, se non controllate, esercitano un rilevante impatto sull’economia, sul sociale, oltre che sull’ecosistema. Per tale motivo, è essenziale che questi temi siano posti all’attenzione dei decision makers, che ne devono tenere conto nelle politiche di produzione e di marketing. La crescita incontrollata e priva di una logica integrata non ha futuro, si scontra con la limitatezza delle risorse disponibili, con gli equilibri ecologici locali e con lo sviluppo socio-economico del pianeta. Un ruolo chiave è quello che possono assumere i cittadini-consumatori che, consapevolmente, devono modificare i propri stili di vita, sconfiggere il mito della “crescita ad ogni costo”, ricordando a se stessi e agli altri che si consuma per vivere e non si vive per consumare. Usufruire delle risorse a disposizione in maniera attenta e sostenibile significa utilizzare equamente le ricchezze che la terra mette a disposizione, rispettando la sua capacità di assorbire e neutralizzare le sostanze tossiche prodotte dall’essere umano.

Questo nuovo modo di ripensare ad un utilizzo più “intelligente” delle risorse naturali, fa la sua comparsa ufficialmente nel 1987, con il rapporto della Commissione Mondiale su Ambiente e Sviluppo, noto come Rapporto Brundtland. Il documento esordisce affermando che “esiste un chiaro legame tra i problemi ambientali e la distribuzione della ricchezza e della povertà nel mondo”, evidenziando come il modello di sviluppo fino ad allora seguito – non molto diverso da quello attuale – sia il diretto responsabile della grave situazione ambientale che attanaglia il pianeta. L’idea di consumo sostenibile, al contrario, si basa su un modello di sviluppo che presuppone un’equa distribuzione delle materie prime, dell’energia e dell’acqua da utilizzare, rispettando l’ecosistema terrestre locale e globale. Citando nuovamente le parole del Rapporto Brundtlandm “un’economia sostenibile rappresenta nient’altro che un ordine sociale più alto, un ordine che si interessa delle generazioni future… più orientato al benessere del pianeta, piuttosto che alle acquisizioni di breve periodo”. Il passaggio auspicato è quello da un consumo critico ad un consumo responsabile, dove la consapevolezza e la razionalità fanno da sfondo ad ogni scelta e dove alla base vi è, inevitabilmente, uno stile di vita più parsimonioso, più lento e rispettoso dei cicli naturali. Le nostre scelte non devono essere immaginate come un fatto privato, in realtà riguardano tutta l’umanità, perché dietro a semplici gesti quotidiani, si celano meccanismi moltiplicatori ed effetti trainanti che, se mal indirizzati, ricadono sul sociale e sull’ambiente.

Inoltre, apparentemente il consumo di una risorsa sembra un gesto che si esaurisce al momento dell’acquisto, in realtà è un processo ampio e, a seconda di come si affrontano i diversi passaggi, il nostro modo di consumare può avere un impatto ambientale pesante o leggero, può svolgere un ruolo sociale positivo o negativo. Per questo motivo, azioni responsabili non si configurano in comportamenti corretti su singoli aspetti, ma rappresentano un insieme di scelte che coinvolgono l’intero stile di vita del consumatore.

La consapevolezza, sempre più diffusa, che la responsabilità del degrado ambientale sia da attribuire soprattutto ai processi di produzione e consumo, ossia ai modi con cui i prodotti e i servizi sono generati, ha fatto sorgere l’esigenza di definire una strategia innovativa che fosse in grado di conciliare la necessità di progresso economico e sociale con il bisogno di garantire un’adeguata protezione dell’ambiente. Favorire le imprese che adottano sistemi di produzione e gestione ambientale, che producono beni e sviluppano economie utilizzando un adeguato numero di risorse – per esempio riducendo i consumi di energia, di acqua, di materie prime o di rifiuti – innesca un circolo virtuoso di eco-efficienza e promuove modelli di produzione sempre più eco-compatibili. Si da inizio ad un processo di benchmarking ambientale, che non significa limitarsi ad un confronto tra risultati o performance, ma vuol dire andare ad individuare delle criticità di gestione, ricercare le migliori soluzioni da adottare, utilizzando non solo il criterio strettamente economico, ma integrandolo con gli aspetti sociali ed ambientali. Tante e diverse sono le best practice e le iniziative che vogliono diffondere maggiore consapevolezza nelle scelte del consumatore, Virtuousitaly le elenca oramai da tempo, ma a fare da effetto traino ci sono spesso grandi organizzazioni come il WWF che, ad esempio, ha lanciato il servizio “Carrello della spesa virtuale”, che ci insegna a fare gli acquisti quotidiani rispettando l’ambiente. Si sceglie un avatar personale, si imposta il numero dei componenti del nucleo familiare e, così, si entra in un supermercato fatto di pixel, virtuale appunto. Qui, carrello alla mano, si scelgono i prodotti che comunemente acquistiamo, indicando il tipo di imballaggio che preferiamo (vaschetta, cartone, etc…) e al termine della spesa il programma ci farà un resoconto delle nostre abitudini, facendoci comprendere, ad esempio, che dando la precedenza a prodotti di stagione o biologici si va a ridurre il nostro impatto sull’ambiente. Con un approccio di questo tipo, il consumatore da soggetto passivo si trasforma in attore attivo e protagonista ovvero in un cittadino che vuole sentirsi parte integrante di un processo virtuoso, responsabile e proattivo.

Una delle nuove sfide lanciate alle imprese pubbliche e private è, in definitiva, quella di soddisfare i “bisogni ambientali” dei cittadini-consumatori: la protezione dell’ambiente ed un tipo di condotta responsabile diventano fattori di customer satisfaction ed orientano il marketing verso una nuova dimensione green. Se si indaga sui meccanismi di scelta della persone all’interno delle decisioni di acquisto, si possono determinare le leve strategiche su cui andare ad investire e si capirà che non è sufficiente realizzare prodotti e servizi che tutelino il pianeta, ma sarà necessario risaltare, allo stesso tempo, il valore aggiunto apportato all’ambiente, un valore “verde” capace di differenziare i prodotti stessi e di risultare determinante durante il fatidico momento della scelta.

fonte: Virtuositaly

domenica 1 settembre 2013

L'INQUINAMENTO CHE C'E' NELL'ORGANISMO

L’organismo ha delle difese naturali contro le sostanze tossiche: se ne occupano quotidianamente l’apparato digerente, il fegato e i reni. Tuttavia la rivoluzione industriale e la chimica in pochi decenni hanno introdotto nella biosfera elementi e composti contro cui gli organismi non hanno difesa, perché non sono mai stati presenti duranti  milioni di anni di evoluzione (1). Il ritmo di esposizione a questi inquinanti è in genere  più elevato della velocità con cui l’organismo se ne disfa.
Di conseguenza, le sostanze tossiche si accumulano nell’organismo. Il report pubblicato di recente dal CDC di Atlanta non lascia adito a dubbi: nel sangue della popolazione USA sono presenti livelli significativi di almeno 8 metalli pesanti ed altrettanti residui di pesticidi, oltre alla nicotina, al benzene e al fluorene.
Il grafico in alto mostra i livelli ematici mediani di Arsenico, Cesio e Piombo, mentre il fondo al post sono riportati Cadmio, Bario, Cobalto e Mercurio. (2) La maggior parte degli inquinanti è inoltre stabile nel tempo, con l’unica eccezione della nicotina, che si è dimezzata e del piombo che è in lieve calo.
Questi livelli di contaminazione  indicano che i nostri corpi sono diventati delle vere e proprie discariche. E’ difficile valutare l’impatto sulla salute di centinaia di sostanze tossiche interagenti tra loro, anche se in piccola quantità: cancro, problemi circolatori, stress, perdita di attenzione, demenza senile?
Una recente ricerca californiana mostra ad esempio che donne nate tra il 1959 e il 1967, prima della messa al bando del DDT (non monitorato nelle tabelle CDC), mostrano problemi diipertensione poichè sono state esposte all’insetticida durante la loro fase prenatale.
Come disintossicarsi? Mangiando cibi sani (leggi biologici, cioè senza pesticidi) ed evitando il più possibile il contatto con sostanze chimiche di sintesi sia in casa che al lavoro.
Attenzione inoltre alle diete rapide. Perdere peso in fretta può avere l’effetto indesiderato di spostare le sostanze tossiche dai tessuti adiposi al sangue, per poi  depositarsi nei muscoli o nel cervello dove potrebbero fare più danni.
(1) Ad esempio metalli come Piombo, Mercurio, Uranio, Cadmio Cromo e Cesio che non si trovano naturalmente nell’ecosistema, oltre ai milioni di composti chimici di sintesi, dal DDT in giù.
(2) Il valore mediano è quello che divide in due la popolazione: ad esempio nel caso dell’Arsenico, metà degli americani ha meno di 8 µg/litro e l’altra metà ne ha di più. Il CDC usa lamediana e non la media perchè quest’ultima verrebbe notevolmente alzata dai valori molto elevati presenti in una piccola percentuale della popolazione. In molti casi, il 5% della popolazione più esposta presenta livelli  di inquinanti anche oltre 10 volte più alti del valore mediano.
di Ecoalfabeta

COME RICONOSCERE I PRODOTTI CHE CI AVVELENANO

Atlantico.fr ci parla dei risultati di un’indagine condotta dalla rivista francese “60 milioni di consumatori” che ha denunciato quelli che possono essere i prodotti più dannosi per il nostro organismo a causa delle sostanze contenute al loro interno.


RISCHIO TUMORI - Parliamo di sostanze tossiche che avvelenano il corpo giorno dopo giorno e che sono contenute nei prodotti venduti nei supermercati e che rischiano di aumentare il rischio di tumori, di allergie e di perturbazioni ormonali. Secondo il professore Jean François Narbonne questi prodotti sono dannosi ma non possono essere ritenuti responsabili dell’insorgenza di varie malattie. Certo, continua il professore, se si profilasse un rischio per la salute pubblica, sarebbe opportuno agire eliminando i prodotti in questione.


LA DIFFERENZA TRA GENOTOSSICO E CANCEROGENO - Molti prodotti sono tossici, come ad esempio i profumi. Anche certi additivi presenti negli alimenti sono considerati tossici ma nessuno ne parla, come il butilidrossianisolo e sopratutto l’acido idrossibutirrico. Lo studio ricorda poi che tutti gli alimenti che contengono sostanze non cancerogene, anche se sono genotossiche, vengono accettate in minime quantità. Secondo Narbonne i consumatori dovrebbero preoccuparsi dei prodotti che contengono potenziali allergeni che possono avere gravi reazioni collaterali.

MEGLIO IL SAPONE DELLE SALVIETTE - Parlando in termini pratici, secondo lo studio in questione è necessario evitare i coloranti non naturali perché la proteina che li compone potrebbe essere considerata dall’organismo come un corpo estraneo. E’ opportuno poi controllare se sull’etichetta è segnata la presenza del butilidrossianisolo (indicato con il codice BHA) e l’acido idrossibutirrico (BHB). Le salviette ed i prodotti per la cura del corpo potrebbero essere sostituiti dal sapone di marsiglia o dalla candeggina. Il consumatore poi non si puo’ difendere perché spesso ignora cosa ci sia scritto sulle etichette. Manca quindi una reale trasparenza che protegga gli acquirenti.

I CONSIGLI - Il consumatore, secondo Narbonne, non è in grado di capire la differenza tra “genotossico” e “cancerogeno”. La situazione peggiora nel caso si parli di “distruttore endocrino”. Infine non è semplice dimostrare gli effetti di certe sostanze nella salute. Un po’ come accade con l’aspartame nelle bevande dietetiche. Le ricerche condotte sugli animali sono state eliminate e non c’è traccia di dati relativi agli umani. Per questo non si puo’ vietare nulla. “Quello che possiamo fare -conclude Narbonne- è vietare le molecole più comuni per proteggere la popolazione da eventuali malattie scatenate dalle poche sostanze pericolose conclamate”. (Immaigni di Repertorio)

di Maghdi Abo Abia
fonte: Giornalettismo